Newsletter di ottobre 2018

Newsletter di ottobre 2018

PRIVACY

IL REGISTRO DELLE ATTIVITA’ DI TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

Il Registro, che deve essere predisposto dal titolare e del responsabile del trattamento, è un documento contenente le principali informazioni (specificatamente individuate dall’art. 30 del Regolamento) relative alle operazioni di trattamento svolte da una impresa, un’associazione, un esercizio commerciale, un libero professionista. L’obbligo di redigere il Registro costituisce uno dei principali elementi di accountability del titolare, poiché rappresenta uno strumento idoneo a fornire un quadro aggiornato dei trattamenti in essere all’interno della propria organizzazione, indispensabile ai fini della valutazione o analisi del rischio e dunque preliminare rispetto a tale attività.

Chi è tenuto a redigerlo?
Tutti i titolari e i responsabili del trattamento sono tenuti a redigere il Registro delle attività di trattamento. In particolare, in ambito privato, i soggetti obbligati sono così individuabili:

  • imprese o organizzazioni con almeno 250 dipendenti;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti che possano presentare un rischio – anche non elevato – per i diritti e le libertà dell’interessato;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti non occasionali;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti delle categorie particolari di dati di cui all’articolo 9, paragrafo 1 RGPD, o di dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10 RGPD.

Alla luce di quanto detto sopra, sono tenuti all’obbligo di redazione del registro, ad esempio:

  • esercizi commerciali, esercizi pubblici o artigiani con almeno un dipendente (bar, ristoranti, officine, negozi, ecc.) e/o che trattino dati sanitari dei clienti (es. parrucchieri, estetisti, ottici, ecc.);
  • liberi professionisti con almeno un dipendente e/o che trattino dati sanitari e/o dati relativi a condanne penali o reati;
  • associazioni, fondazioni e comitati ove trattino “categorie particolari di dati” e/o dati relativi a condanne penali o reati;
  • il condominio ove tratti “categorie particolari di dati” (es. delibere per interventi volti al superamento e all’abbattimento delle barriere architettoniche ai sensi della L. n. 13/1989; richieste di risarcimento danni comprensive di spese mediche relativi a sinistri avvenuti all’interno dei locali condominiali).

SALUTE SUL LAVORO

LA GESTIONE DELLO STRESS NEI LUOGHI DI LAVORO

 

Da ormai diversi anni la ricerca, in relazione al tema della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, sottolinea l’importanza di far prevenzione in azienda contemplando anche la relazione che esiste fra individuo e ambiente/luogo di lavoro.

Emerge insomma l’esigenza di approcciarsi non solo agli aspetti tecnici, ma anche ad altri aspetti che condizionano il benessere dell’individuo lavoratore e, da questo punto di vista, può essere interessante osservare i fenomeni legati allo stress, ponendo attenzione anche a fattori di carattere psicosomatico.

La psicosomatica è una disciplina che studia i legami tra i fattori psicologici e quelli corporei nell’origine e nel manifestarsi di sintomi e malattie.

La gestione dello stress è una delle sfide principali che si trova nei luoghi di lavoro ed è una sfida proprio perché la mancanza di benessere fisico e mentale può creare condizioni di comportamenti non sicuri e di comportamenti a rischio.

Possiamo però dire che certamente, di fronte anche una valutazione dello stress lavoro correlato che può essere fatta, ci sono delle variabili che possono essere un grado di tensione, un ambiente organizzativo in cui la comunicazione non è efficace, un carico di lavoro perché i turni sono molto pesanti.

FORMAZIONE

SICUREZZA ANTINCENDIO: LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI

All’esito della valutazione dei rischi d’incendio e sulla base delle misure organizzative e gestionali da adottare, il Datore di Lavoro designa i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, che devono frequentare i corsi di formazione e di aggiornamento periodico. Questo argomento costituisce una delle modifiche più importanti apportate al disposto normativo perché interviene, a vari livelli, sull’attività di informazione e formazione che rappresenta uno degli aspetti più rilevanti e qualificanti dei nuovi criteri generali di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.

L’attività di formazione degli antincendio non subisce modifiche di rilievo e mantiene la tradizionale suddivisione in tre livelli di rischio, ridefiniti nei livelli 1, 2 e 3 invece che nei livelli di rischio lieve, medio o elevato, sia per quanto attiene i programmi didattici sia anche per l’attività di rilascio dell’attestato di idoneità tecnica. Assume invece un’importanza strategica l’obbligo dell’aggiornamento della formazione antincendio che deve essere erogata periodicamente con una cadenza di cinque anni.