Newsletter di luglio 2018

Newsletter di luglio 2018

SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

D.LGS. 81: I COSTI DELLA NON SICUREZZA

Il titolo è intenzionalmente “provocatorio” nei confronti dei Datori di Lavoro e dei Dirigenti, pubblici e privati, in quanto le tematiche che riguardano i “COSTI DELLA NON SICUREZZA” partono dalla oggettiva constatazione che questi principali soggetti, con precisi poteri decisionali e di spesa e che organizzano e dirigono attività produttive secondo attribuzioni e competenze conferite, continuano ad ignorare e sottovalutare questi costi dovuti esclusivamente ad una cattiva gestione del “fenomeno infortunistico” .

I Datori di Lavoro ed i Dirigenti rispetto ai “COSTI DELLA NON SICUREZZA” parlano più di “costi della sicurezza” evidenziando il disinteresse e, allo stesso tempo, la tendenza a comprimere il budget della salute e della sicurezza sul lavoro. Queste criticità riguardano il fatto che il sistema generale organizzativo e gestionale italiano sembra costantemente in una sorta di ciclico “punto di non ritorno” per cercare di contenere l’aumento del “fenomeno infortunistico”, e questo perché l’intero “Sistema Italia”, in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, è in una continua emergenza nazionale fluttuando ciclicamente di anno in anno fra risultati alti e bassi.

Per influenzare ed enfatizzare meglio l’approccio che chi scrive vuole dare ai “COSTI DELLA NON SICUREZZA”, questo tema lo si deve mettere a confronto con gli obiettivi della più famosa Qualità Totale, la quale, come noto agli “addetti ai lavori”, mette in evidenza che la ricerca della “qualità””, per essere concretamente applicata all’interno dell’azienda, deve uscire dagli angusti confini della fase produttiva di beni o di servizi, per estendersi invece a tutti gli aspetti del vissuto aziendale, fino a coinvolgere il “singolo individuo” andando dalle prime fasi di progettazione alla messa in esercizio della produzione, dall’organizzazione del magazzino alla distribuzione, dalla gestione delle risorse umane e così via. Adottare concretamente la Qualità Totale significa attuare una lotta senza quartiere agli sprechi e alle attività inutili, mettendo a punto processi caratterizzati da un’elevata efficienza e un bassissimo margine di errore. Il risultato? È noto un forte abbattimento dei costi e un innalzamento altrettanto straordinario della “qualità” per la produzione di beni o di servizi.

C’è da prendere atto, invece, che questo approccio si azzera e conduce ad una sorta di bavaglio e ad una profonda frustrazione professionale dei Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione e dei Medici Competenti, nel momento in cui molti Datori di Lavoro, ignorando il processo di valutazione dei rischi, i contenuti del “Documento di Valutazione dei Rischi” ed i “COSTI DELLA NON SICUREZZA”, continuano indisturbati, “quasi” in accordo con le “Istituzioni” e con le “Parti Sociali”, ad operare “consapevolmente” in situazioni ad alto rischio lavorativo (come emblematicamente l’inquinamento ambientale presente in molte realtà industriali) pienamente consapevoli delle conseguenze dell’accadimento di gravi malattie professionali.

Queste criticità sono descritte molto bene e a chiare lettere dalla “Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e delle sicurezza nei luoghi di lavoro” che, tramite il complesso delle audizioni e degli atti istruttori compiuti, ha dimostrato come “la superficialità dei controlli, l’incuria e la trascuratezza della Pubblica Amministrazione insieme a lungaggini burocratiche e confusioni su competenze amministrative”, protrattesi per decenni, hanno aggravato gli effetti delle condizioni generali “in spregio a qualsiasi tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori ed il persistente gravissimo pericolo per la salute della popolazione che non può consentire dilazione alcuna da parte delle autorità competenti”.

PRIVACY

IL REGOLAMENTO EU COMINCIA A FAR SENTIRE I SUOI EFFETTI

 

Max Schrems, a capo di una organizzazione non profit, chiamata NOYB– Centro europeo per i diritti digitali, ha più volte in passato fatto appello alla corte di giustizia europea per violazioni nelle precedenti regolamentazioni in materia di protezione dei dati personali.

Entro 48 minuti dalla mezzanotte del 24 maggio 2018, questo soggetto ha presentato più ricorsi, affermando che molti grandi gestori di dati personali operano in un contesto di “consenso forzato”. Questa situazione è nettamente contraria ad una esplicita dichiarazione del regolamento, che afferma che il consenso deve essere libero ed informato.

Ad esempio, egli ha affermato che molte di queste organizzazioni non consentono agli interessati di utilizzare i loro servizi, se non esprimono il consenso.

A fronte di questa nuova situazione, molti commercianti on-line degli Stati Uniti, timorosi di violare i dettati del regolamento europeo, hanno preso una decisione drammatica, bloccando l’accesso ai loro servizi per i cittadini europei.

Ad esempio, il Washington Post richiede agli europei, che desiderano accedere al proprio sito, di sottoscrivere un nuovo modulo di informativa e consenso, con un sovrapprezzo di circa 50%, rispetto ai prezzi praticati a cittadini residenti negli Stati Uniti.

FORMAZIONE

I FORMATORI, LA FORMAZIONE E LA VALUTAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI

La formazione costituisce un prerequisito per potere operare all’interno delle organizzazioni, imprese e pubbliche amministrazioni.

Se per incidere realmente sulla prevenzione di infortuni e malattie professionali è necessaria una formazione valida ed efficace, ad oggi proprio la fase di valutazione degli apprendimenti risulta la più debole e la più difficile da realizzare. Una difficoltà che è correlata anche alla logica di un mercato che spesso risponde più ad indicazioni legislative di ordine formale che ad aspetti sostanziali.

Si ricorda che la valutazione dell’efficacia di un intervento formativo “viene fatta generalmente coincidere con un soddisfacente risultato ottenuto nel test di apprendimento finale, ad opera dei partecipanti al corso”.

Tuttavia, è importante ampliare il significato di valutazione: “non pura valutazione dell’apprendimento ma valutazione globale dell’efficacia formativa, intesa come somma di azioni atte a verificare, in itinere e a posteriori, il reale valore dall’esperienza formativa realizzata”.

Si vuole, insomma, riflettere “su una formazione in grado di generare nei partecipanti non solo un innalzamento di conoscenza e di competenza, ma anche un cambiamento individuale, un allargamento di visione”. E in questa prospettiva viene ribaltato il ruolo del formatore “che non riveste più il ruolo di ‘giudice’ valutativo ma piuttosto di facilitatore del processo di estrazione del Valore dell’esperienza formativa”.