Newsletter di giugno 2018

Newsletter di giugno 2018

SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

LA FIGURA DEL RLS: LE FUNZIONI PARTECIPATIVE E LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
 

Secondo il D.Lgs. 81/2008 (articolo 2) il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è la “persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro”. E tale figura si colloca nella “filiera di controllo” che “coinvolge nella gestione della sicurezza tutti gli attori presenti nei luoghi di lavoro”. L’RLS è una figura necessaria, per l’interesse pubblico alla tutela di salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro e può assumere la veste di:

  • RSL aziendale
  • RSL territoriale o di comparto (art. 48);
  • RSL di sito produttivo (art. 49).

Riguardo alle attribuzioni del RLS, elencate nell’articolo 50, si ricorda che “le modalità di esercizio sono stabilite dalla contrattazione collettiva nazionale. Inoltre:

  • “alcune sono vere attribuzioni/funzioni;
  • altre sono diritti/poteri funzionali alle prime;
  • vi sono poi i doveri e le responsabilità…
  • …e le tutele e garanzie”.

Senza dimenticare che l’RLS “non dispone di alcun potere decisionale finale, è interlocutore del datore di lavoro (e di altri soggetti)” ma non ci deve essere “un’interpretazione restrittiva delle sue attribuzioni”!

Veniamo alle funzioni partecipative: diritti di informazione e diritti di consultazione. I diritti di informazione:

  • riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e (al)le misure di prevenzione relative;
  • in caso di appalto, i RLS del datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici, su loro richiesta e per l’espletamento della loro funzione, ricevono copia del DUVRI;
  • riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza.

Riguardo ai diritti di consultazione – la consultazione “è una forma di partecipazione debole: diritto del consultato di esprimere un parere preventivo, di cui tuttavia il consultante potrebbe anche non tenere conto”- il RLS “ha il diritto di essere consultato in tutta una serie di materie e con riferimento a determinate decisioni aziendali.

Competenze più importanti sono poi quelle di: “promuovere l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e fare proposte in merito all’attività di prevenzione”.

PRIVACY

IL GDPR FRENA VERAMENTE LE ATTIVITA’?

 

Il GDPR avrà impatto negativo per l’economia delle aziende?

Assolutamente NO!

Nell’ottica del buon senso, essere conformi al GDPR non implica limitare le attività della propria organizzazione.

Analizzando i contenuti del regolamento non si evince un divieto al trattamento dei dati personali; si richiede, però, maggiore trasparenza nella definizione delle informative nonché l’esplicito consenso da parte degli interessati.

Individuate le finalità dei trattamenti, le modalità con cui si trattano i dati, il periodo di conservazione ed i diritti degli interessati, è fondamentale richiederne il consenso, se previsto.

L’accettazione deve avvenire per ogni tipologia di trattamento e non deve avere flag preselezionati, ossia il GDPR ci chiede solo di essere onesti e trasparenti con i nostri utenti.

Per valutare la propria compliance al GDPR è fondamentale conoscere ed analizzare le attività di trattamento effettuate, compilando il registro dei trattamenti.

Una attenta analisi dei propri trattamenti consente di sviluppare informative e consensi con contenuto perfettamente aderente alle attività svolte.

Anche se non è sempre obbligatorio si consiglia, quindi, di redigere il registro dei trattamenti perché rappresenta una delle più importanti evidenze in caso di ispezioni da parte delle autorità di controllo.

FORMAZIONE

FORMAZIONE PRIVACY OBBLIGATORIA COL GDPR: CHE C’E’ DA SAPERE

La formazione costituisce un prerequisito per potere operare all’interno delle organizzazioni, imprese e pubbliche amministrazioni.

La formazione dovrebbe essere finalizzata ad illustrare i rischi generali e specifici dei trattamenti di dati, le misure organizzative, tecniche ed informatiche adottate, nonché le responsabilità e le sanzioni.

L’obbligo formativo non deve essere in alcun modo sottovalutato: nel caso di mancata erogazione della formazione scatta, infatti, ai sensi dell’art. 83 par 4 del Regolamento privacy europeo, la rilevante sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10 milioni di euro o, per le imprese, fino a 2 % del fatturato mondiale annuo dell’anno precedente se superiore.

Nella progettazione dei corsi di formazione occorre esaminare ed individuare: i fabbisogni formativi, la struttura dell’Ente o dell’impresa, i profili organizzativi, il target, i prerequisiti, le finalità generali e specifiche di ciascuna sessione formativa nonché le relative modalità di erogazione (in aula o a distanza) ed i precedenti corsi predisposti in materia.

La previsione di eventi formativi diretti al personale e ai collaboratori concretizza il principio di “accountability” ossia di responsabilizzazione del Titolare del trattamento, previsto dal Regolamento europeo n. 679/16.