La formazione valida nella sostanza, non solo nella forma

Riportiamo di seguito alcune affermazioni del Procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello e Fabio Tosolin, che evidenziano come sia ormai tempo di pensare che la formazione è uno strumento di crescita del lavoratore e non una formalità imposta. E chi eroga formazione ha il dovere morale di assicurarsi che questo avvenga.

“Non c’è evidenza sperimentale che procedure complesse, attestati, fogli di presenza alla formazione, DVR copia-incolla… siano mai riusciti ridurre gli infortuni e – stando alla giurisprudenza più recente – non saranno più neanche in grado di esimere i responsabili: tutti di fronte a un infortunio hanno avuto bisogno di dimostrare che quello che hanno fatto ha portato dei risultati concreti e misurabili, sia stato questo un intervento per migliorare gli impianti o i comportamenti dei lavoratori, le loro conoscenze, le loro abilità.

Dirigenti

Formazione Dirigenti

“Fare la formazione vuol dire fare qualcosa non di burocratico: la cosa fondamentale perché la formazione raggiunga il suo obiettivo è che si faccia una verifica dell’apprendimento”, ha detto ad AARBA, Raffaele Guariniello a margine del convegno Salute e sicurezza nei luoghi di  lavoro:  obblighi e responsabilità tra norma e giurisprudenza (Bolzano, 29 maggio). “Lo strumento indispensabile che richiede la nostra giurisprudenza e la nostra Cassazione – continua Guariniello – è che il datore di lavoro non si limiti a dare la formazione, ma si curi che la formazione sia stata realmente recepita dai lavoratori”.

“Mettere un test iniziale e finale ai corsi non è una violazione, ma anzi è doveroso”, ha proseguito Guariniello riferendosi all’accordo Stato Regioni che non prevede la verifica dell’apprendimento per i lavoratori. La dichiarazione del Procuratore Guariniello è coerente con le sentenze della Cassazione che richiedono verifica dell’apprendimento anche per i corsi di formazione ai lavoratori e non solo per dirigenti e preposti.

Fabio Tosolin dichiara:
“I venditori dell’esimenza, come li chiamo io, hanno vita breve per 2 motivi: il primo è che le aziende rimaste in Italia hanno perso la pazienza e i margini con cui pagarsi il lusso di fare qualcosa che non serve; il secondo è l’orientamento della magistratura a non fermarsi alla forma e arrivare sempre alla sostanza”.

 Per maggiori informazioni contattaci – clicca qui